Riguardo la nutrizione dell’uomo, d’estate, coi vini bianchi

Riguardo la nutrizione dell’uomo, d’estate, coi vini bianchi

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Riguardo la nutrizione dell’uomo, d’estate, coi vini bianchi

Ho pensato con questo breve articolo di mandarvi un piccolo saluto di metà estate. Un’annata davvero particolare, non piove da inizio giugno, un piccolo rovescio aveva fatto capolino sul Garda, poi di acqua non ne abbiamo più vista. E nemmeno l’uva l’ha vista.
Un clima davvero inedito, con un vento caldo che soffia da est quasi tutti i giorni, secco, senza mai dar tregua. Una temperatura più bassa del solito (dopo 15 giorni d’inferno), con minime addirittura sotto i 20 gradi e massime mai oltre i 30. Sulla carta si direbbe un’annata estremamente promettente. Eppure questa mancanza idrica così prolungata non so come influirà sui mosti.
Le uve che mi fanno pensare e, devo dire, sono sempre più convinto che la scelta di avere tante varietà, non cedendo alla logica del monovitigno, sia stata buona.
Dall’anno scorso conduciamo un vigneto esposto a pieno sud nel comune di Cavriana, coltivato a Turbiana con viti vecchie di vent’anni; si tratta del Trebbiano di Lugana, per capirci. Con la scorsa vendemmia abbiamo prodotto il Guadalupe, una macerazione semi-carbonica di queste uve, un orange wine con un contatto molto breve sulle bucce: solo 7 giorni.
Pochi sanno però che il Lugana altro non è che un fratello del Verdicchio, dunque nessuna genetica in comune con la grande famiglia dei Trebbiani, nonostante il nome. Proprio così, non dovete stupirvi: anche sul Garda vive il Verdicchio! In fin dei conti tra le crete di Matelica o Jesi e le argille che furono letto del Benaco non c’è molta differenza. Quello che mi stupisce enormemente è la disinvoltura con cui quest’uva affronta la siccità su un terreno che sembra cemento, quando il caldo lo compatta. Il grappolo è bellissimo, vivo.
L’uomo, o meglio, la storia delle genti, sorprendono. Questa è stata la selezione che le generazioni precedenti di viticoltori hanno consegnato alla mia, e questa è la selezione che meglio si adatta a un clima così “balordo”, in mutamento.
Nessuna ricerca genetica, solo tanta esperienza (di altri!).
L’agricoltura è un lessico tra generazioni, in fin dei conti.

A fianco del Guadalupe c’è sempre la Garganega Frizzante – Sur Lie, ormai al suo quarto millesimo, è per noi motivo di felicità, orgoglio, amica sincera. Tra poco vedremo come saranno le Magnum 2018. So che quest’annata ha spaesato un poco, con la malolattica svolta prima della bolla. Così è andata quella vendemmia: un vino più tondo. Non controllando nulla, accettiamo questa evoluzione.
In fin dei conti, possiamo noi comandare la Natura? No di certo, l’ascoltiamo, anzi, la beviamo.
E’ il messaggio che vorrei lasciare in quest’estate 2019, nutriamoci dei vini. Approfittiamo della normale disposizione, con il grande caldo, a mangiare poco o nulla: nutriamoci con vini veri, meglio se bianchi. Facciamo si che il vino non sia solo piacere, ma forza performativa, cosicché anche il corpo, meno distratto da altri alimenti, sperimenti i significati della terra che i vari produttori propongono. Josef lo fa con il suo Guadalupe – Lugana No Logo, e la sua Garganega Frizzante, rifermentata in bottiglia.

Un’ottima Estate, a presto

Un grappolo di Turbiana. Questo vitigno, del tutto simile al Verdicchio è per molti anni stato chiamato anche Trebbiano di Soave, oppure Lugana (oggi Docg – ma noi siamo fuori da quel comprensorio), confondendolo con una varietà probabilmente estinta: il Trebbiano Veronese. Negli ultimi anni, un boom di richieste, specie dalla Germania, ha indotto i produttori del Garda ad espiantare vecchi campi coltivati a Tocai di San Martino. E’ stato un impoverimento della bio-diversità del Benaco. Producendolo in maniera del tutto inedita, orange con macerazione semi carbonica, pensiamo di aver fatto la scelta giusta.
L’Alto Mincio igt Garganega Frizzante è arrivata all’edizione 2018, quattro anni di convinzione, per un prodotto che vorremmo fosse di maggior produzione, ma servirebbero strutture e vigne vecchie dedicate in maggior quantità. Stiamo lavorando alla nuova cantina, ma per le vigne vecchie serve andare dove ci sono: ” un vigneto antico non s’inventa”. Se questo succedesse, sarebbe un prodotto più diffuso, purtroppo è sempre il primo a finire, 3300 bottiglie che – immancabilmente – non bastano mai. Quest’ultima vendemmia ci regala un vino molto più tondo del solito.